
Trent’anni dopo il suicidio di Luisa, Alberto va alla ricerca di sua madre attraverso luoghi, fotografie e le memorie di chi l’ha conosciuta.
Luisa si toglie la vita la notte del 13 ottobre 1990, gettandosi dal sesto piano dell’ospedale di Montichiari. Ha diciannove anni e ha appena dato alla luce il suo secondo figlio. Dopo un breve periodo in orfanotrofio, Alberto e suo fratello vengono adottati da una famiglia di Bergamo e crescono senza alcun ricordo dei genitori biologici. Oltre trent’anni dopo, Alberto torna alle origini della propria storia familiare per ricomporre, attraverso luoghi, fotografie e testimonianze, la memoria perduta di sua madre Luisa e confrontarsi con l’assenza che ha segnato la sua vita.
“Lo spazio vuoto” nasce dall’intreccio tra ricerca e immaginazione. Alberto cerca sua madre interrogando chi l’ha conosciuta, ma le lacune della memoria, e talvolta le resistenze di chi testimonia, rendono questo percorso arduo e spesso frustrante. Alla ricerca attraverso le parole e le tracce del passato si affianca così una ricostruzione immaginaria di Luisa: il ritratto della madre si compone poco a poco, attraverso frammenti, emozioni e suggestioni sensoriali. “Lo spazio vuoto” è concepito come un viaggio in punta di piedi nel tempo e nello spazio, in cui Alberto è fuoricampo e Luisa è fuoritempo.
Vinicio Capossela è stato coinvolto nel progetto durante la prima fase di montaggio. Gli abbiamo inviato una versione ancora acerba del film e, pochi giorni dopo, esattamente il 29 maggio, ha improvvisato una prima melodia.
Vinicio Capossela: “Ho lavorato su questa melodia in cui si sono sedimentate diverse cose: la storia del vostro film e un po’ dell’emozione che sempre mi coglie nell’anniversario della morte di Jeff Buckley. Ho provato a registrare con il cosiddetto piano preparato, cioè un piano tra le cui corde sono stati apposti viti, conchiglie e altre cianfrusaglie, perché a me evoca il senso di una bellezza che va in frantumi e inserisce un elemento materico in quell’universo immateriale che è la musica. Lo stesso tema è stato poi registrato anche con il pianoforte normale. Qualcosa però deve essere rimasto nella tavola armonica perché comunque il suono risulta leggermente disturbato.”
Per diversi mesi, nel pianoforte di Vinicio Capossela ha vibrato una conchiglia — o forse una moneta — e chissà se è ancora lì.